Epatite C. Allarme AMCLI: “In Italia tanti casi, ma poca prevenzione” 

Epatite C. Allarme AMCLI: “In Italia tanti casi, ma poca prevenzione” 

Epatite C. Allarme AMCLI: “In Italia tanti casi, ma poca prevenzione” 
In confronto agli Stati Uniti, dove i CDC fanno campagne informative rivolte a popolazione e professionisti, la situazione italiana è desolante: moltissimi i casi di Epatite C e troppi i morti per malattie epatiche, ma non si fa quasi per nulla prevenzione.

In tutti gli Stati Uniti l’epatite C uccide circa 15 mila persone ogni anno, secondo stime recenti. In Italia, secondo dati EpaC Onlus di maggio, le malattie epatiche legate al virus Hcv ne uccidono 10 mila. Nonostante questo confronto poco lusinghiero per l’Italia – e forse anche per questo – al momento nel nostro paese si fa poca informazione sull’Epatite C, al contrario che negli Usa, dove i il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) stanno conducendo una campagna informativa rivolta alla popolazione e ai medici. L’allarme è lanciato dall’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI), che auspica una campagna del genere possa realizzarsi anche in Italia.
 
In Europa si stima che siano oltre 9 milioni le persone con Epatite C cronica. In Italia l’incidenza “conosciuta” di infezione da HCV  è 0,2 per 100.000 (0,0, 0,4, 0,2, rispettivamente per le fasce d’età 0-14, 15-24, e ≥25 anni), ma questi dati ufficiali sono largamente sottostimati a causa della “natura nascosta” del virus stesso.
I maggiori fattori di rischio sono gli interventi chirurgici, l’esposizione percutanea in corso di trattamenti cosmetici, i rapporti sessuali e il contatto diretto con sangue infetto. I risultati delle ricerche evidenziano che i più esposti al contagio sono i maschi giovani. “L’infezione acuta diventa cronica in un’elevata percentuale dei casi, stimata fino all’85%”, ha spiegatoPierangelo Clerici, Presidente AMCLI. “Il 20-30% dei pazienti con epatite cronica C sviluppa, nell’arco di 10-20 anni, una cirrosi e da questa l’epatocarcinoma può evolvere in circa l’1-4% dei pazienti. Anche in Italia servirebbe una maggior sensibilizzazione dei medici di medicina generale e  della popolazione affinché ci si sottoponga ai test nei laboratori di Microbiologia clinica”.
 
Anche perché al momento ancora non esiste una vera arma di prevenzione contro il virus che causa l’Epatite C. Attualmente sono disponibili solo cure attraverso farmaci nuovi e ben tollerati, al contrario delle Epatiti A e B per le quali esiste un vaccino. Ma il problema è che la maggior parte delle persone affette da Epatite C non sa di averla contratta; in aggiunta il virus è molto infettivo e facilmente trasmissibile. La combinazione di questi fattori è causa di una vera e propria epidemia nascosta.
“Il laboratorio è in grado di evidenziare rapidamente la risposta immunitaria specifica nei confronti di HCV”, ha aggiunto Giuliano Furlini, Dirigente medico presso la Microbiologia clinica di Bologna. “L’utilizzo di test molto sensibili (III generazione) può evidenziare l’avvenuta infezione dopo circa due mesi dal contagio. I test molecolari possono dare una risposta, riducendo il periodo finestra a 15 giorni, ma in più del 25 % dei casi la carica virale è scarsa o assente, determinando false negatività. Promettente è la recente introduzione della ricerca dell’antigene virale, positiva già dopo 30 giorni”.
Ma soprattutto è promettente la ricerca nei nuovi farmaci che potrebbero essere disponibili già dall’anno prossimo. La nuova generazione di molecole attualmente in studio potrebbe riuscire a eliminare il trattamento standard e i suoi problemi, e di arrivare forse addirittura al 100% dei casi di guarigione.

04 Giugno 2013

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